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Il villaggio minerario di Acquaresi: un luogo sempre sul punto di sprofondare e scomparire nell’oblio della memoria.

Chi percorre la strada provinciale 83 tra Masua e Buggerru, a circa 20 chilometri da Iglesias, vedrà nel fianco destro della montagna una enorme voragine. Tonnellate di terra, roccia e vegetazione sono state inghiottite dal sottosuolo. Siamo nell’area mineraria di Acquaresi, interessata da anni a ripetuti fenomeni di subsidenza e conseguenti eventi franosi.

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Il giacimento di piombo e zinco di Acquaresi, già sfruttato probabilmente in tempi antichi, venne scoperto nel 1871 e dato in concessione alla società inglese Gonnesa Mining Limited. Nel 1921 fu unito alle miniere di Masua e Monte Cani. Tutte e tre gli impianti sfruttarono il giacimento denominato Marx, dal nome del tecnico minerario tedesco che lavorò nell’iglesiente. Nel 1930 il giacimento passò alla società belga Vieille Montagne.

Il villaggio minerario sorse nel 1881 e per il suo ruolo di centralità ospitò le famiglie dei minatori di tutto il gruppo arrivando a un migliaio di abitanti. Borto e Dessì cosi lo descrivono:

“Situato nella valle da cui prende il nome il villaggio nasce alla fine dell’ottocento e verrà abbandonato intorno agli anni ‘60, tuttavia l’attività estrattiva si interruppe trent’anni dopo. La qualità della vita era resa dignitosa grazie alla presenza di alcuni edifici destinati alla sanità e all’ amministrazione della miniera, altri ambienti erano dedicati all’istruzione o alla vendita di alimentari. Oggi rimangono i ruderi in pietra e terra cruda di una piccola parte dell’abitato, l’ospedale e la direzione mineraria, oltre a una piccola chiesa”.

Per un po’ di tempo rimase una sola abitante, come riporta la ricercatrice Francesca Sanna in “Passaggio a Sud-Ovest. Itinerario di miniera nella Sardegna sud-occidentale”:

“..una volta chiusa la miniera il paese si spopolò e ci rimase solo una vecchina che per tanti anni non volle andarsene perché quella era casa sua, anche se ormai non c’era più nessuno”.

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Nel villaggio erano presenti gli impianti di trattamento comprendente la laveria per il processo di lavorazione dei minerali e altri edifici che ospitavano gli impianti compresa una piccola stazione ferroviaria. Il tracciato ferroviario, denominato Cala Domestica- Gutturu Cardaxiu, è compreso tra i comuni di Iglesias e Buggerru e si trova al centro della regione del Salto del Gessa.
Il minerale estratto da Acquaresi veniva trattato nella laveria e poi convogliato, tramite una ferrovia elettrica nel porticciolo di Cala Domestica e da qui trasportato nel porto di Carloforte.

Oggi i ruderi del piccolo ospedale ospitano una popolazione di capre che al nostro arrivo si affacciano incuriosite a porte e finestre. E’ l’unico segno di vita rimasto ad Acquaresi, il resto sono solo tracce di una vita che non c’è più: quella dei minatori, le loro misere abitazioni, la palazzina della direzione, la bella chiesetta dedicata a Sant’Antonio con il suo piccolo campanile e l’interno spoglio con un solo modesto altarino. Per il resto, se non ci fosse ogni tanto qualche crollo, Acquaresi sembrerebbe cristallizzata per sempre, come i minerali che qui si estraevano.

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Nel secondo dopoguerra la miniera inizia il suo declino e si tenta un rilancio negli anni Settanta. Attualmente la miniera è di proprietà dell’IGEA e sono previsti progetti di valorizzazione con la creazione di un villaggio turistico che costringerà le capre a trasferirsi altrove.

Dove si trova: Sud Sardegna. Tra Masua e Buggerru, lungo la SP83. Google Maps

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