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Delizioso aeroporto immerso nel verde, giovane ma trascurato, cerca compagnia capace di farlo tornare a volare.

Siamo sulla costa dell’Ogliastra, l’isola nell’isola. Territorio peculiare, fieramente distinto dai Campidani e dalla Barbagia, un regno medievale dimenticato che per una decina d’anni si è fatto Provincia, la meno popolata d’Italia. Quasi sessantamila abitanti, i pochi sardi con tracce di DNA nuragico, record di longevità e zona blu. Un isolamento secolare che a un certo punto deve aver stufato: e così negli anni sessanta ecco nascere i moderni porto e aeroporto di Tortolì-Arbatax al servizio della Cartiera.

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Un aeroporto prima industriale e poi turistico che regalava la sensazione di tuffarsi nel mare, nel blu della spiaggia di Basaura. Un hangar convertito ad aerostazione, strutture tecniche e un caseggiato di servizio, mezzi di soccorso inceneriti e arrugginiti ma ancora in formazione schierata. Una piccola torre di controllo appoggiata a quella che ricorda una villetta di campagna, con tanto di portoncino in alluminio anodizzato e grate per difendersi dall’inasprirsi della crisi. Davanti, un giardino invaso dalle erbacce e un enorme totem europeista, dove le 12 stelle brillano ancora nel blu spento del disco.

Un aeroporto con un forte sostegno popolare, che ha goduto di investimenti per il prolungamento della pista nel 2008, ma chiuso a tutti voli dall’autunno del 2011. Da allora debiti, fallimenti e liquidazioni, l’arrivo di giovinastri vandali padani e campidanesi, e infine quello che viene descritto come abbandono totale.

Ma le speranze non sono morte. Si tratta del primo abbandono sardo con tanto di plastico, richiesto dalle più importanti fiere aeronautiche nell’ambito del progetto Tortolì Flying again, e illustrato nella bella pubblicazione Tortolì International Airport – La portaerei sul mare. Come a dire: l’aeroporto sarà anche chiuso, ma non la sua rappresentazione, la sua anima resta viva e lanciata verso il mondo esterno. Inoltre, sia le forze dell’ordine che la vigilanza privata sorvegliano l’area in un’epica guerra all’abbandono, a simboleggiare l’eterna lotta umana contro lo scorrere del tempo. Infine, il futuro possibile nei droni.

A cento chilometri di distanza da Olbia Venafiorita, i primi due aeroporti del Grande Oriente sardo invecchiano carezzati dalla brezza marina.

Dove si trova: nella periferia sud di Tortolì. Google Maps

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