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Un enorme albergo montano dall’aspetto post-apocalittico

Siamo sulla montagna sacra dell’Atene sarda, una grande foresta dove si staglia il Protettore della città. Non stiamo parlando della statua giubilare, e nemmeno dello stuolo di antenne: a proteggere Nuoro è l’imponente mole dell’Albergo ESIT, Ente Sardo Industrie Turistiche.

Glorioso carrozzone regionale che tanto ha dato all’isola, lasciando una lunga scia di abbandoni, da Bosa a San Leonardo, da Villacidro a Santa Teresa, da Tonara alla Maddalena, da Alghero a Cuglieri. L’Hotel ESIT di Nuoro, costruito negli anni cinquanta, fu presto chiuso nel 1970 per diventare una scuola alberghiera dell’EnAP, l’Ente Addestramento Professionale altrettanto celebre per simili meriti paesaggistici.

E anche a Nuoro impossibile non notarlo, difficile non incontrarlo durante una delle sagre del Redentore in cui devoti e turisti si spargono ovunque in cerca di refrigerio e parcheggio. Un abbandono tanto ingombrante e con così poca speranza che persino i comitati popolari qui prendono nomi come Ultima spiaggia, a 25 chilometri dalla costa.

L’ESIT, il cui stemma dorato brilla ancora sulle porte a vetri, si presenta come una creatura bifronte: verso sud colori chiari, magnifico panorama, trionfa la luce. Verso nord uno stretto terrapieno, colmo di locali di servizio e rifiuti: le pareti dell’albergo non sembrano più appartenere a questo mondo, il loro verde muffa così profondo e antico trasporta a dopo l’apocalisse. Ora tutto acquista senso: l’albergo non è stato abbandonato, ma tutti gli accessi sono stati chiusi dall’interno con delle barricate.

Arredi divelti, armadi, scaffali, tutto è servito per difendere porte e finestre da quella che è chiaro essere stata una pandemia zombi. Una consapevolezza irrompe nelle nostre menti: i suoi occupanti hanno cercato di salvarsi da chi voleva entrare, da chi vagava per l’isola, da … noi umani?

Dove si trova: sulla sommità del monte Ortobene, in località Nostra Signora del Monte. Google Maps

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