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Quel che resta del borgo nella tanca dei Modigliani, probabilmente frequentato anche dal celebre artista. L’edificio che più colpisce è Villa Alice, la casa padronale che oggi appare come una vecchia signora un tempo bellissima

Sant’Angelo è un piccolo borgo che si trova a circa dieci chilometri da Iglesias, lungo la SS 126, subito dopo il passo di Genna Bogai, tra boschi di sughere e leccio. Nasce insieme al paese di Fluminimaggiore nei primi anni del 1700. Il borgo faceva parte di una grande area conosciuta come “Sa tanca de Modigliani”, all’epoca la più grande tenuta agropastorale sarda dove si estendeva una foresta di 12ֹ000 ettari.

L’attività mineraria di Emanuele e Flaminio Modigliani, nonno e padre dell’artista Amedeo portava spesso l’intera famiglia a Sant’Angelo e a Grugua (località poco distante). Anche se non ci sono documenti ufficiali, è impensabile che l’artista non sia mai stato qui nei possedimenti di famiglia, come scrive Bruno Murtas.

Il legame del pittore e scultore con la Sardegna lo possiamo accertare anche grazie al ritratto di Medea Taci, opera giovanile dell’artista. Medea era amica e compagna di giochi del pittore, allora quattordicenne: i due si incontrarono nell’albergo Leon d’Oro di Iglesias, residenza commerciale dei Modigliani.

I Ciarella, i Modigliani e i Boldetti distrussero i vasti lecceti del territorio per la produzione di carbone per le industrie. Il medico francese Jacques Bennet, che visitò l’isola nel 1874, rimase colpito dalla bellezza di quei boschi e ne descrisse la devastazione lungo il percorso che lo portò dalla miniera di Acquaresi a Fluminimaggiore. La piana fu completamente disboscata, come riporta anche La Marmora.

Il giornalista Gianni Olla scrive che “non è forse sbagliato identificare nel rapace toscano ucciso in ‘Paese d’ombre’ di Giuseppe Dessì proprio un dipendente (o un subappaltatore) dei Modigliani”.

Il borgo, nel pieno dell’attività agropastorale, era abitato da un centinaio di persone, mentre oggi ci vivono una decina di abitanti. Fino al 1985 c’erano anche una scuola con una pluriclasse unica e un presidio del Carabinieri. Superato un piccolo bar, dietro un grande cancello, appare la bella casa padronale, un tempo direzione della Società Sant’Angelo, sede degli uffici e residenza del fattore. Ospitava i proprietari quando vi si recavano in visita.

È una grande costruzione su tre piani composta da una ventina di stanze, quasi tutte dotate di caminetto. Nell’ingresso posteriore, all’interno del giardino della villa, la scritta “1914 P.B. Villa Alice”. P.B. indica la data di costruzione e le iniziali dell’imprenditore Paolo Boldetti.

Al piano terra si trovava la cucina con i grandi fornelli, un bagno dotato di vasca e un ampio fornello per la produzione di acqua calda. I locali sono in evidente stato di abbandono e in alcune parti i soffitti sono pericolanti. All’interno del giardino è presente un busto di Vittorio Emanuele III e un salottino in muratura con accanto le tracce di alcune aiuole.

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Dal terrapieno è ben visibile la chiesa dedicata agli “angeli custodi” dove troviamo due date. La prima è il 1734, anno di edificazione della chiesa o di una sua prima ristrutturazione. La costruzione poggia infatti per gran parte del suo perimetro su un vecchio basamento, forse di un edificio più antico. La seconda data è il 1914, anno in cui Paolo Boldetti fece ristrutturare la chiesa.

Dal piazzale della villa si accede ad altri due edifici: il locale di un’officina e i locali destinati alle stalle. Accanto all’ingresso si possono osservare due antichi cannoni provenienti dalla torre di Cala Domestica, testimonianza della difesa dagli assalti barbareschi. Una campana posta sull’ingresso scandiva i tempi della vita della comunità. Oggi villa Alice appare completamente abbandonata, pericolante e ricoperta di piante infestanti, e fa pensare a una vecchia signora che un tempo è stata bellissima.

L’altra villa che i Modigliani possedevano dal 1862 nella vicina località di Grugua è stata acquistata da due famiglie di Buggerru e dopo un lungo periodo di abbandono è stata recuperata.

Dove si trova: è una frazione di Fluminimaggiore, Sud Sardegna. Si arriva dalla SS 126. Al piazzale si accede da un cancello aperto, mentre alcuni degli edifici sono in parte utilizzati: basta un po’ di gentilezza e si possono visitare. Google Maps

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