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Uno spettrale complesso di casermoni abbandonati, una volta regno dell’infanzia

sa-11-11-15-020Ancora una volta, visitare la periferia di Golfo Aranci è come varcare il confine di tempi e mondi lontani ora scomparsi. Dopo Capo Figari con i suoi storici semafori e avveniristici forni elettrici, l’ultimo tassello di questo grande puzzle dell’abbandono è la Colonia Marina dei Figli dei Ferrovieri, un grosso complesso di edifici che sorge a ridosso della stazione ferroviaria del paese.

Risalente ai primi anni ’50, era una delle tante strutture balneari o montane che, anticipando l’avvento del turismo di massa, permettevano ai bambini delle classi sociali meno abbienti (in questo caso i figli dei dipendenti delle Ferrovie) di trascorrere qualche spensierata settimana estiva lontana dalle realtà quotidiane dell’entroterra isolano. Alcune costruite in luoghi quasi paradisiaci come Sant’Antioco, Sa Fraigada, Lu Bagnu o Alghero, altre incastonate in territori alieni e semidesertici come Funtanazza, Laconi o Bau Muggeris.

La colonia di Golfo Aranci appartiene ad entrambe le categorie. Aggirandosi tra i suoi ruderi e risalendo gli edifici lo sguardo non può non essere calamitato dalla bellezza dell’isola di Figarolo, del Golfo di Olbia e delle aspre e frastagliate montagne galluresi, persino dell’adiacente pozzo sacro nuragico di Milis, giunto a noi quasi intatto; ma è sufficiente riportare gli occhi a terra per osservare sconsolati uno scalo merci e un porto silenziosi e deserti, cataste di binari arrugginiti e vecchie traversine che incombono alle nostre spalle. Una piccola cittadina in miniatura, dall’aspetto vagamente autarchico e dotata dei principali servizi necessari alla sopravvivenza: direzione, dormitorio, piscina, refettorio, infermeria e un sottopasso ferroviario per la spiaggia, oggi in completa rovina.

Eppure, ai suoi tempi d’oro, anche questa colonia ha significato qualcosa per una generazione di bambini. O almeno è quello che racconta il bellissimo e ingenuo cinegiornale numero 19 delle Ferrovie dello Stato, girato nel luglio 1957. “Un giorno al mare”, una giornata-tipo idealizzata e forse mai realmente vissuta, accompagnata da un rassicurante sottofondo musicale e da un gioioso commento all’insegna dell’ottimismo più sfrenato, ma da cui traspare il lessico militare e l’impronta ancora conservatrice tipica dell’epoca.


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Alzabandiera, preghiere mattutine, file indiane, corpulente animatrici armate di fischietti e allegri giuochi comuni a tutti i bimbi del mondo: una bizzarra routine che a un certo punto si è interrotta per far posto all’irreversibile declino. Dopo qualche decennio di gestione da parte dell’Opera di Previdenza Figli dei Ferrovieri, la colonia venne acquisita dai Padri Filippini e dall’Associazione Nazionale San Paolo Italia (ANSPI) di Vicenza, sotto la cui egida restò attiva fino ai primi anni Duemila.

Non sappiamo il come, ma il quando: l’ultimo segno di vita risale al 2001, come testimonia impietosamente un breve messaggio sul sito web della colonia, che tuttavia non esclude la possibilità di un’eventuale riapertura:

coloniaQuindici anni dopo, la gioia e la spensieratezza della colonia sono solo un pallido ricordo i cui indizi sono disseminati tra gli spettrali casermoni. E, proprio come i ricordi, fiori cartonati, allegri delfini e variopinti murales sbiadiscono lentamente sotto il sole della Gallura.

Dove si trova: a Golfo Aranci, presso la stazione ferroviaria. Google Maps

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