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Le foreste del Montiferru nascondono ciò che resta di una vecchia colonia montana

DSC_4571“Un paradiso verde“: così, ormai da quindici anni, le amministrazioni locali del Montiferru sperano possa tramutarsi la foresta di Sant’Antioco. E sicuramente era il medesimo avvenire che il vecchio vescovo di Bosa, Monsignor Francesco Spanedda, aveva immaginato per questo fitto bosco ricevuto dalla Curia nei primi anni ’60, dopo una donazione di devoti cittadini.

Vorremmo avere anche noi lo stesso ottimismo ma, scrutando fra gli alberi, tutto ciò che riusciamo impietosamente a intravedere sono solo ruderi, macerie e scheletri. Tutto è dominato dalla vecchia colonia montana, costruita in quel periodo e attiva fino agli anni Ottanta, oggi abbandonata a se stessa e spogliata da qualunque arredo o infisso. Per quasi tre decenni i suoi 900 metri quadri accolsero e ospitarono centinaia di bambini delle famiglie meno agiate provenienti da gran parte dell’isola, com’era consuetudine all’epoca. Buone opere che nelle intenzioni avrebbero dovuto sfidare i secoli, ma che nella realtà sono cadute in rovina nel giro di una generazione.

L’aspetto è quello di un inquietante casermone a due piani che sorge su una collina alberata, isolato dal mondo esterno da una giungla di rovi e sprofondato nel silenzio: non esattamente qualcosa di paradisiaco, sepolto da polvere, crolli, calcinacci e vandalismi di ogni tipo.

Nel cortile antistante, come ogni struttura infantile abbandonata che si rispetti, un parco giochi arrugginito attende ancora che i pargoli vengano a sé. Ma i bambini di un tempo, ormai cresciuti, ritornano nella colonia come per un rito iniziatico e non c’è più spazio per grida festose: solo un diluvio di scritte adolescenziali e scorribande goliardiche in cerca di effimere trasgressioni, un enorme diario delle scuole medie a cielo aperto.

Almeno questa volta i muri possono parlare e, tra un richiamo sessuale e una chiamata da telefono fisso, fanno beffardamente capolino i segni del passato: le ingenue e variopinte insegne del salone da pranzo e una rappresentazione evangelica, quest’ultima inspiegabilmente quasi risparmiata dalla selvaggia furia iconoclasta dei finesettimana alcolici.

Dove si trova: nel parco delle sorgenti di Sant’Antioco, tra la SP63 e la SP78. Google Maps

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