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Diga di Bunnari
Diga di Bunnari

La diga di Bunnari bassa: appena fuori Sassari c’è un mondo perduto e dimenticato

C’è un angolo della campagna sassarese in cui il tempo sembra essersi fermato a quasi un secolo e mezzo fa: è la valle di Bunnari bassa, in cui si trova la diga omonima, così armonicamente incastonata tra le rocce rossastre da essere diventata parte del paesaggio. Oggi è un luogo dimenticato, ma per decenni il bacino di Bunnari basso ha garantito l’approvvigionamento idrico di Sassari e dintorni. La vegetazione sta riprendendo il sopravvento, inghiottendo lentamente gli edifici che componevano l’impianto, ma la diga conserva intatta la sua imponenza.

Come nel romanzo di Arthur Conan Doyle “Il mondo perduto”, per raggiungere questa magica valle dove si trova la diga abbandonata bisogna sapere esattamente dove andare. Si percorre un sentiero segnato da vestigia del recente passato: tubature, centraline di snodo e alcune costruzioni in stile Liberty tra cui spicca il locale filtro. Non ci sono i dinosauri, come nel romanzo di Conan Doyle, ma il luogo è ugualmente molto suggestivo. Il grande sbarramento si mostra inizialmente con discrezione al visitatore, rivelando la sua mole solo una volta giunti alla base.

Costruita tra il 1874 e il 1879, e collaudata nel 1880, permetteva la raccolta delle acque del rio Bunnari. I dati tecnici parlano di una struttura a gravità ordinaria in muratura di pietrame dell’altezza di 32 metri, che circoscriveva un invaso di 457.000 metri cubi. Mezzo secolo più tardi, a causa della crescente espansione urbana, ci si rende conto che il bacino non riesce più a far fronte ai bisogni dei sassaresi. Siamo nel 1930: iniziano i lavori per la realizzazione di un’altra diga a monte, 500 metri in direzione est, che termineranno due anni più tardi. È la diga di Bunnari alta, strutturalmente più moderna ma di minore altezza (29 metri), che delimita un bacino tre volte più grande, pari a 1.200.000 metri cubi.

Diga di Bunnari, Sassari

In cima alla diga, la suggestiva scritta in metallo “1878” posta sulla sommità a ricordo dei posteri, che riassume con vanto le audaci capacità ingegneristiche dell’epoca.

Tuttavia la diga – la più antica superstite della Sardegna – non è l’unica costruzione degna di nota: ai suoi piedi si trovano due centraline di controllo del flusso, una delle quali è ancora accessibile e conserva in parte i meccanismi idraulici. Inoltre, risalendo una lunga e faticosa gradinata che conduce al vertice della struttura, e proseguendo in direzione di Bunnari alta, si raggiunge una galleria facente parte del vecchio sentiero che costeggiava il lago collegando le due dighe.

Altrettanto suggestivo e affascinante è il locale filtro, con una struttura interna a cisterne delimitate da grandi archi, il cui accesso è chiuso da alcuni anni. Ma l’opera più ambiziosa e sorprendente è senza dubbio un ampio tunnel sotterraneo che si snoda per oltre cinque chilometri fino a Sassari, mettendo in comunicazione direttamente con la vecchia palazzina Liberty dell’acquedotto di viale Adua. Oggi il suo ingresso non è individuabile in quanto nascosto dalla vegetazione, ma stando a quanto emerso dagli ultimi rilievi risulta impraticabile a causa di numerosi crolli.

I decenni passano e Bunnari bassa, nonostante continui l’attività, rimane sconosciuta ai più. Maggiore fortuna ha avuto il lago di Bunnari alto, eletto a parco e meta delle gite domenicali dei sassaresi fino al devastante incendio della seconda metà degli anni ’90 che ha ridotto in cenere la rigogliosa pineta. Ma il rogo è stato solo il primo presagio del  destino che accomuna le due dighe “gemelle”: nel 1999 Bunnari bassa è dichiarata pericolante, si svuota l’invaso e l’impianto viene definitivamente chiuso e abbandonato.

Per Bunnari alta la sorte è tuttora sospesa: il suo ruolo viene riconsiderato in seguito al potenziamento del sistema idrico proveniente dal lago Coghinas e nel 2003 iniziano i lavori di manutenzione, una parentesi inizialmente breve che non si è ancora ultimata. Ma se nell’impianto a monte c’è ancora qualche possibilità di recupero, a Bunnari bassa rimane solo l’angosciante vuoto del lago in secca di cui si scorge ancora il vecchio livello massimo, e l’orgogliosa data che capeggia sul lato opposto della diga, emblema delle conquiste di un passato ormai lontano.


DOVE SI TROVA: è raggiungibile dalla strada 127 per Osilo. Si percorre per qualche chilometro una strada sterrata e poi si arriva a una recinzione. Teoricamente la vostra visita alla vecchia diga di Bunnari finisce qui: l’intera zona infatti è chiusa per motivi di sicurezza. Noi sconsigliamo in particolare l’accesso alla galleria e alla passerella, a meno che non vogliate fare un volo di diverse decine di metri. Un’alternativa è ammirare la diga dall’alto passando dal parco di Bunnari: si arriva dalla strada 127 e si gira a destra seguendo le indicazioni per il parco. Una volta parcheggiata la macchina proseguire per il sentiero che va verso la valle della vecchia diga (non ci sono indicazioni).  Google Maps.

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Video

Diga di Bunnari from Sardegna Abbandonata on Vimeo.

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