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Olbia, la porta della Sardegna: il più movimentato porto passeggeri italiano e il più trafficato aeroporto internazionale isolano. Ma cosa c’era prima?

Prima dell’aeroporto di Olbia-Costa Smeralda, per decenni la Gallura ha preso il volo dal piccolo e ora abbandonato aeroporto di Olbia-Venafiorita, collocato lungo la strada per Loiri e ora visibile dalla superstrada SS131 D.C.N.

La pista dell'aeroporto abbandonato di Olbia. VAI ALLE FOTO
La pista dell’aeroporto abbandonato di Olbia.
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Distante appena due chilometri dal suo successore, venne costruito su un terreno paludoso, a dispetto del pittoresco nome della località da cui prende il nome, e fu utilizzato come aeroporto militare, soprattutto come scalo di rifornimento piuttosto che come vera e propria base. Durante la seconda guerra mondiale l’allora distesa di terra battuta divenne sede di una squadriglia aerea tedesca, subendo i bombardamenti alleati. I primi voli civili iniziarono dall’immediato dopoguerra fino al 1954, quando l’Alitalia dovette chiudere le tratte per un’imbarazzante assenza di passeggeri.

Nel 1964 la rinascita civile con l’atterraggio di un Beechcraft da otto posti: era il primo velivolo della neonata Alisarda, poi Meridiana, considerata la “compagnia di bandiera” sarda. Colpiscono gli affascinati racconti dell’epoca, che dipingono un quadro bucolico e quasi paradossale, lontanissimo dall’iperefficienza tecnologica del “Costa Smeralda”: si atterrava “tra la polvere sollevata dalle pecore in fuga” e “in mezzo alle capre”, come scrissero la stampa e lo stesso Aga Khan. Inoltre “solo un muretto a secco separava la strada dall’inizio della pista e non furono pochi i carrelli ad urtarlo in fase di atterraggio”. E infine “il check-in era ospitato in una casupola, alle volte sotto un albero per riparare la gente dal Sole, giusto un tavolo in legno e quattro sedie: ci si doveva accontentare. Non c’era acqua, andavo a prenderla io da un ruscello”, ricorda un motorista. Per l’azienda creata dall’Aga Khan per lanciare la Costa Smeralda furono anni difficili, con continue perdite che si protrassero fino al 1970, quando arrivarono decine di migliaia di passeggeri e bilanci in attivo.

Cartolina turistica di Olbia Venafiorita
Una cartolina turistica del 1973, all’apice del traffico.

Ma proprio il crescente successo fu la rovina dell’aeroporto di Venafiorita, con la sua piccola pista da nemmeno un chilometro e mezzo. A poca distanza venne costruito il nuovo aeroporto di Olbia-Costa Smeralda: nel 1969 venne trasferita la stazione meteorologica e nel 1974 tutti i voli coi nuovi e più grandi aerei.

Le strutture civili e qualche hangar vennero recuperati nel 1976, nel pieno degli anni di piombo, come eliporto per il 10° Nucleo elicotteri Carabinieri, tutt’ora presente. Ma alle sue spalle restano gli scheletri degli edifici di servizio, i terreni e la lunga striscia d’asfalto ora paradiso dei motori amatoriali e degli aeromodellisti, e il grande hangar metallico, come sempre conteso fra stalla, ovile e piccionaia.

Dove si trova: nord-ovest della Sardegna, lungo la strada per Loiri. Google Maps.

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