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I ruderi avvolti dalla vegetazione testimoniano un’avanguardia tecnologica del secolo passato

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Saponificio Ledà o Mulino Carlini (SS)
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Alle porte di Sassari, ad appena pochi metri dalla trafficatissima SS 131 e dalla ferrovia Sassari-Porto Torres, si nascondono i ruderi di quella che agli inizi del Novecento era la più importante struttura industriale del capoluogo turritano. Situato al centro di un triangolo compreso tra le borgate di Li Punti, San Giorgio e Sant’Orsola, lo stabilimento risulta difficilmente individuabile dalla strada a causa della vegetazione che lo ha nascosto agli occhi meno attenti, ad eccezione dell’alta ciminiera grigia che si staglia tra le campagne.
Se oggi l’aspetto è quello di una struttura diroccata e cadente, le scarne informazioni che si ricavano su quest’angolo dimenticato di storia sassarese parlano di un impianto all’avanguardia, dotato di apparecchiature modernissime per l’epoca. E’ stato costruito da Giovanni Carlini sul finire del XIX secolo, e già nel 1895 le mappe IGM lo indicano come “mulino Carlini”. In origine era un saponificio al solfuro per la produzione di sapone tipo Oneglia. Era alimentato da un complesso macchinario tuttora visibile, a sua volta collegato ad un mulino ad acqua di cui oggi sembra non rimanere traccia, che beneficiava dell’adiacente Rio di Sant’Orsola. Successivamente, forse già nei primi anni del Novecento, lo stabilimento venne acquistato dai Ledà, una delle famiglie nobiliari storiche di Sassari. Probabilmente il saponificio conobbe qui il suo periodo d’oro: le vendite si estesero a tutta la Sardegna, e l’impianto venne ampliato e crebbe strutturalmente, associando anche la produzione di olio di sansa.

Ma anche qua si giunge a un inevitabile e forse immeritato declino: dopo qualche decennio, in concomitanza con altre industrie sassaresi, la fabbrica chiude i battenti e viene abbandonata a se stessa, lasciando i macchinari in loco. Non sappiamo perché: forse a causa di una crisi del settore dovuta al perfezionarsi dei trasporti e al conseguente incremento di importazioni di sapone dal “continente”.

saponificio2L’impianto si estende per circa un ettaro, ed è costituito da quattro edifici che circoscrivono un grande cortile, realizzati nei materiali più diversi come pietra, mattoni e cemento armato. Almeno due di essi appaiono di costruzione relativamente più recente rispetto agli altri e hanno l’aspetto di depositi di stoccaggio di materiale. Quello principale è situato sul lato sud, abbellito da curiose finestre ad arco. Sempre sul cortile, si affaccia un grande edificio rosso a tre piani, pericolante e parzialmente murato, forse la sede amministrativa.

Ma il cuore dello stabilimento era senza dubbio l’edificio di maggiori dimensioni, dotato di una pianta a U, che accomuna diverse strutture in apparenza costruite a più riprese. Gran parte di esse sono crollate e difficilmente agibili, tuttavia quella principale, in legno e mattoni rossi, sembra avere in parte resistito allo scorrere del tempo.

Addentrandosi al suo interno ci si ritrova in un un corridoio delimitato da sei grandi cisterne di ghisa, collegate tra loro da tubi e macchinari lungo le pareti e il soffitto. In una sala attigua si incontra un’imponente struttura in mattoni che racchiude tre grandi ingranaggi sovrapposti, a ruote dentate coniche, verosimilmente connessi con il mulino ad acqua. Le altre sale dello stesso edificio, pericolanti e con il tetto crollato, sono occupate da vasconi metallici circolari e presentano piani sotterranei non agibili. Infine le due caratteristiche ciminiere: entrambe di mattoni grigi, la più piccola è situata sul perimetro settentrionale, parzialmente diroccata e collegata ad una fornace. La più alta si trova invece all’ingresso dell’impianto, caratterizzata da dei bei fregi alla sommità, nello stile dell’epoca.


DOVE SI TROVA: Google Maps

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