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Strano posto, la Costa Smeralda: un’incessante passerella di oltre 50 chilometri di resort, spiagge affollate, villaggi e porti turistici all’insegna del lusso estivo più sfrenato, alternati a litoranei selvaggi e incontaminati, decadenti abbandoni e macerie testimoni di recenti conflitti.

L’ex Semaforo di Capo Ferro non fa eccezione a questa bizzarra consuetudine, ancora più evidente nei desolati mesi invernali. Fu edificato alla fine del XIX secolo come parte integrante della rete di segnalazione marittima da terra, con funzione di supporto per le navi dirette da est verso La Maddalena. Strutturalmente è quasi identico al ben più celebre semaforo “gemello” di Capo Figari con cui, nonostante le passate glorie marconiane, ha condiviso la medesima sorte finale.

Costruito su tre piani ora pericolanti, conserva ancora l’ampia sala centrale e l’antenna semaforica da cui spuntano ingranaggi corrosi dalla salsedine. Ma dove non hanno agito il tempo, il vento e i crolli, la mano dell’uomo ha completato l’opera di decadimento con caratteristici dettagli ornamentali tra cui spiccano blocchetti di cemento alle finestre e un’improbabile e surreale serie di versi latini sul lato fronte mare.

La cornice dove riposa questo reduce del passato è la sommità di un aspro e ventoso promontorio a due passi dalla capitale spirituale della Costa, Porto Cervo, di cui peraltro la  sinuosità del litorale non fa percepire la vicinanza. Una dimensione a sé stante che dà l’illusione di assoluto isolamento, in cui i ritmi martellanti delle discoteche vengono sopraffatti dal vento, le paradisiache e sfavillanti pietre preziose si trasformano in opaco granito e la moderna Costa Smeralda torna per un attimo a identificarsi con gli antichi Monti di mola.

Dove si trova: nel Comune di Arzachena, Google Maps.

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