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Nella bella spiaggia di Cala Moresca c’è qualcosa che non c’entra niente: un grosso forno della calce, abbandonato e dimenticato, una vera anomalia

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Il forno abbandonato di Cala Moresca

Percorrere la strada che collega Golfo Aranci al promontorio di Capo Figari è un po’ come addentrarsi nel classico luogo alla fine del mondo. Lungo il tragitto compaiono a poco a poco gli elementi dimenticati di quello che un tempo era il cuore dell’economia portuale della Sardegna occidentale, abbracciando quasi un secolo di storia. Si incrociano la stazione ferroviaria ormai semideserta, l’inquietante colonia sordomuti, la villa Tamponi, i casermoni dell’ex colonia dei figli dei ferrovieri, il deposito Lacidonia, bunker e ruderi del secondo conflitto mondiale che anche qui lasciò il segno.

L’asfalto diventa terra battuta, le sirene del porto lasciano spazio al silenzio e si supera una sorta di confine rappresentato da due binari morti che chiudono definitivamente la ferrovia: pochi chilometri più avanti e la terra finisce, poi solo il mare, l’ignoto. In questo scenario irreale si incontra la bella spiaggia di Cala Moresca, dominata dalla possente mole di Capo Figari: una caletta sonnolenta e poco battuta, del tutto lontana dallo stereotipato turismo della costa subito più a nord. E anche qui è sufficiente volgere lo sguardo per individuare i segni del recente passato.

Appena alle spalle della spiaggia infatti, nascosto tra gli alberi, non troviamo il solito disco-bar o un grande albergo con vista sul mare: svetta piuttosto la bizzarra struttura di un grosso forno elettrico della calce, lentamente corroso dalla ruggine. La sua breve storia risale al 1967, e rappresenta l’apice ma allo stesso tempo la conclusione dell’intensa attività estrattiva che interessò Capo Figari fin dal Medioevo e soprattutto dalla seconda metà del XIX secolo.

Proprio per la sua natura calcarea così rara in Gallura, il promontorio era conosciuto come una gigantesca cava di calce che veniva attinta da piccole miniere circostanti quali Cala Greca, Monte Ruju, Figarolo, Cava Corallo e la stessa Cala Moresca. Erano stati costruiti diversi forni a fascine per la cottura direttamente sul posto, il maggiore dei quali è visibile ancora oggi all’ingresso della spiaggia. Il materiale risultante veniva quindi imbarcato o caricato su carri a buoi e autocarri, come il FIAT 662 N2 qui abbandonato, con l’allora in uso volante a destra per controllare il ciglio della strada.

Cala Moresca
Cala Moresca

Nel dopoguerra la calce di Capo Figari venne impiegata per sostenere l’espansione urbana della vicina Olbia e della Costa Smeralda. Per ottimizzare il processo produttivo e far fronte alle crescenti esigenze, nel 1967 venne costruito un grande forno elettrico tecnologicamente all’avanguardia. Un progetto ambizioso, molto, forse troppo avveniristico per l’epoca, il cui destino risultò segnato già dai primissimi mesi di attività. La sua elevata complessità funzionale procurò non poche difficoltà agli operai; inoltre gli elevati costi di gestione e l’introduzione di miscele per calci sintetiche diedero il colpo di grazia all’impianto, decretandone la fine e l’abbandono: un copione che si ripete, una storia di sogni delusi e fallimenti che anche stavolta raccontiamo.

L’aspetto di quest’angolo dimenticato non può che essere surreale: galline, ruggine e un autocarro fermo da chissà quanto ai piedi di un’improbabile incrocio tra una torre e un razzo spaziale con un curioso tetto spiovente alla sommità, che ricorda vagamente “Il castello errante di Howl” di Miyazaki (o almeno a noi lo ricorda).

Quello che rimane oggi, assieme agli edifici abbandonati della periferia di Golfo Aranci, è un’anomalia nascosta nel cuore di una Gallura sempre più proiettata verso il turismo di massa: un luogo fuori dal tempo, che guarda da lontano ciò che in parte è nato dalle sue ceneri.

Dove si trova: dietro la spiaggia di Cala Moresca. Google Maps.

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