CONDIVIDI

L’intera area costiera della Sardegna occidentale è disseminata di fortini della Seconda guerra mondiale

Fortini
Fortini abbandonati del golfo di Oristano VAI ALLE FOTO

Nel corso della seconda guerra mondiale la difesa delle coste divenne una delle priorità delle Forze Armate Italiane. La Sardegna e la Sicilia erano considerate obiettivi primari delle aviazioni alleate. Da qui la necessità di creare delle linee difensive costiere.

L’edificazione di capisaldi di fortificazione permanente fu concentrato in alcune zone della Sardegna, compreso il Golfo di Oristano. Lungo la costa occidentale infatti il tratto Oristano- Arborea risultava molto a rischio per la vicinanza della strada statale Carlo Felice e la ferrovia Cagliari-Macomer che passavano a pochi chilometri dal mare. Lungo le coste erano previste una serie di fortificazioni arretrate mentre alcuni fortini erano destinati al controllo delle strade.
Il sistema difensivo aveva il compito di rallentare un eventuale sbarco da parte degli Anglo-Americani attraverso una serie di postazioni armate completate da reticolati di recinzione.

Le postazioni visibili in Sardegna presentano due tipologie principali: la postazione pluriarma per mitragliatrici su treppiede, cannoni anticarro o fucili mitragliatori e la postazione circolare monoarma.

La postazione circolare monoarma, note anche come pillbox, appare come una cupola munita di un numero variabile di feritoie. A volte è presente un piccolo ricovero. E’ la tipologia più frequente con alcune varianti riscontrabili anche lungo la costa oristanese. Questa tipologia di bunker fu realizzata per resistere a piccoli e medi calibri.

cartina-provincia-oristanoVista la loro esigua resistenza alle offese avversarie, la possibilità di sfuggire all’osservazione era essenziale.
Per mascherare i fortini si impiegarono diversi sistemi di mimetizzazione. Alcuni manufatti vennero verniciati, altri costruiti a ridosso di siti nuragici come nel Cirras sul rilievo del nuraghe Nuragheddu a simulare un finto centro colonico con quattro fortini aventi le postazioni di tiro puntate su diverse direzioni. In alcuni casi le parti superiori di molti fortini mimetizzati da casa erano costruite con laterizi.

Molto frequente era la costruzione a forma di capanna o di casa colonica con finte finestre dipinte e con la copertura di tegole (Santa Giusta e Sassu). Talvolta si sfruttarono a scopi difensivi le torri costiere come accaduto a Torrevecchia di Marceddì. All’interno la torre venne rafforzata e accanto venne costruito un fortino mimetizzato con pietrame. Nel territorio di Arborea sono inoltre presenti almeno due rifugi antiaerei: uno in una casa della strada 18 ovest e l’altro nel centro abitato di Arborea all’interno di alcuni giardini.

La costruzione dei fortini lungo la costa oristanese risale agli anni 1942/43. La zona difensiva era estesa per circa 25 chilometri tra Cabras presso il rio Tanui e Marceddì di Terralba. I fortini vennero costruiti da due imprese locali che impegnarono 409 operai civili e circa 100 militari. Come si può osservare da una delle foto i fortini erano costruiti in calcestruzzo mentre le feritoie erano rafforzate con tondini di ferro con uno spessore minimo di circa sessanta centimetri. Le feritoie sono a svasare verso l’esterno per riparare i difensori dai rimbalzi delle schegge.

Non sono documentati attacchi specifici ma non sono da escludere né mitragliamenti aerei da parte degli anglo-americani né da parte dei tedeschi in ritirata verso nord. In una delle foto dei fortini del Cirras sono evidenti i segni di una mitragliata.

Nel corso degli anni molti fortini sono stati distrutti per costruire o allargare le strade. Oggi, soprattutto lungo le fasce frangivento del territorio di Arborea, sono stati avvolti dalla vegetazione sino a nasconderli alla vista.
Un immenso patrimonio che resiste al tempo e che resta immobile a ricordarci la tragedia della guerra. Ricordiamo che questi edifici sono tutelati dalle normative nazionali e regionali. Sull’argomento esiste la pubblicazione “Fortini di Sardegna” a cura dell’Associazione Studi Storici Fortificazioni Sardegna.

Foto