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Tre villaggi fantasma, piccole frazioni quasi dimenticate nelle campagne di Padru

Siamo a Padru, alla frontiera tra Gallura e Monte Acuto. La popolazione da alcuni decenni ha deciso di radunarsi nelle “sole” frazioni di Budò, Cuzzola, Granidolzu, Ludurru, Nodalvu, Sa Pedra Bianca, Sas Enas, Sa Serra, Sos Runcos, Sotza, Tirialzu e Biasì (che ci tiene a precisare di essere galluresofona), abbandonando al loro destino Avrio, Poltolu, Giuscherreddu, Badu Andria e Piras.

Mentre i professori della kasta universitaria parlano soltanto dei comuni spopolati, il vero dramma è quello delle frazioni. Villaggi con storia, dignità e cultura, ma senza autonomia amministrativa e quindi dimenticati da tutti: tranne che da Sardegna Abbandonata. Ecco ben quattro gallerie fotografiche che documentano ancora una volta che in mezzo al nulla c’è qualcosa.

1) Poltolu

Poltolu sembra abbandonato ma non è. Troppo facile arrivarvi dal Santuario di Sant’Elia. Troppa attività intorno. Ingressi murati, finestre serrate, muri diroccati, nessun arredo ma affacciandosi dentro ecco la sorpresa: alcuni tetti sono stati restaurati a regola d’arte, come ogni Soprintendenza vorrebbe. I suoi abitanti sono solo momentaneamente assenti: lasciamo un messaggio e verremo richiamati.

2) Giuscherreddu

Giuscherreddu non era solo una piccola frazione: aveva una piazza, strade, addirittura uno stazzo a due piani, detto palazzo. Ma non è servito a nulla. La strada è spesso impraticabile, ma nel mezzo della foresta un bel ponte di cemento protegge con tanto di guardrail le auto in corsa a folli velocità dal rischio di precipitare per un metro, un metro e mezzo nell’impetuoso rio Addizolu.

3) Avrio

Avrio si nasconde nel fitto della foresta, lungo una mulattiera. Rovine senza tempo, non si trova un solo rifiuto dell’era del petrolio. Non che per le altre frazioni si sia abbondato coi dettagli, ma possiamo considerare Avrio talmente remoto e misterioso da appartenere a una civiltà scomparsa, magari da collegarsi ai sempre più ridicolizzati Shardana. Solo pietra e legno per i quattro-cinque muri che agitano le coscienze: quella che considerate una casa, per la Natura non sarà altro che una roccia friabile nascosta dalle fronde.

4) Piras

Lontano da tutto e da tutti, avvolte nel silenzio e immerso tra valli e montagne selvagge, le casupole che componevano il piccolo villaggio di Piras crollano lentamente, pietra dopo pietra. Ma mentre ci inerpichiamo sulla ripida salita chiedendoci cosa abbia spinto, secoli fa, pastori e contadini a stabilirsi qui, ci appare una possibile soluzione all’enigma: Piras non è ancora del tutto disabitato, non si arrende ancora all’oblio, ma è saltuariamente custodito da un flemmatico pastore.

Seduto alla porta dell’unica casa ancora solida, fumando una sigaretta, osserva imperturbabile il mondo dall’alto, poi ci guarda per nulla sospettoso senza apparentemente farsi la nostra stessa domanda all’inverso. “Ma la gente è andata via?” Chiediamo. “Sono andati via, come da tutte le parti”, risponde, una frase secca, impietosa, che non ammette repliche o nostalgie.

Di colpo l’atmosfera bucolica di questo angolo dimenticato svanisce, e veniamo catapultati nella dura realtà. Sempre sotto il suo sguardo, con un sottile disagio da turisti stranieri fuori posto facciamo le fotografie di rito e andiamo via anche noi, come da tutte le parti.

Dove si trovano: campagne di Padru, Gallura, provincia di Olbia-Tempio. Google Maps.

 

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