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Il piccolo villaggio dove vivevano gli operai che lavoravano nella miniera di Malacalzetta. Un luogo bellissimo e di assoluta solitudine, o quasi.

Per raggiungere il villaggio minerario abbandonato di Malacalzetta si percorre la strada statale 126 da Iglesias in direzione Fluminimaggiore. Dopo aver percorso alcuni chilometri si prende una strada a destra, si attraversa una zone a bassa vegetazione su una strada sterrata di circa 10 chilometri che conduce ai ruderi del villaggio.

E’ un luogo che offre un’immagine di rara bellezza e di assoluta solitudine. Sembra di essere rimasti soli sul pianeta. Ma qua le colline hanno gli occhi: la sensazione di solitudine dura solo un’istante, poco dopo siamo osservati da molti occhi incuriositi dalla nostra presenza. Dalle finestre di una palazzina si affacciano numerose capre che occupano quelli che un tempo furono i cameroni degli operai. Alla nostra vista abbandonano timidamente le loro stanze e si allontanano lentamente. Anche le nere finestre degli edifici da lontano appaiono come occhi spenti, stanchi, ma ancora vivi.

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La miniera, da cui si estraeva piombo e zinco, ebbe diverse vicissitudini: la prima concessione fu della Montesanto a fine ‘800. Vi furono alcuni problemi di infiltrazione d’acqua e dal 1880 cambiò diverse volte concessionario fino a quando nel 1891 passò alla United Mines Company che mise in funzione una piccola laveria meccanica.

Nei primi del novecento la miniera passò alla Società Pertusola che potenziò gli impianti mentre a metà degli anni ’30 installò un piccolo impianto di flottazione. La Pertusola costruì una linea ferroviaria, per il trasporto del minerale, che collegava il giacimento di Arenas alla laveria di Malacalzetta. Una parte della linea ferroviaria passava attraverso una fitta foresta di leccio e si sviluppava complessivamente per circa 5 chilometri. Il minerale estratto veniva poi trasportato a Cagliari e da qui imbarcato per i porti di destinazione.

a_dsc0336Negli anni ’50 vi fu un ulteriore rilancio dei lavori. Nel 1969 la miniera fu ceduta alla società regionale Piombo Zincifera Sarda. Dopo alcuni ulteriori cambi di concessionari nel 1968 veniva chiusa definitivamente la produzione.

Il villaggio è nella valle a ridosso del massiccio del Marganai e, più precisamente ai piedi del monte Cuccheddu. Gli edifici, di varie tipologie architettoniche, sono di diverse epoche: la laveria con archi e pietre è di fine ‘800.

Gli edifici più in alto, probabilmente risalenti agli anni ’50, sono quelli del villaggio minerario: si riconoscono il circolo ricreativo, la direzione e gli uffici, una palazzina dove forse si trovavano le abitazioni dei tecnici. Tutto attornovi erano le misere capanne di frasche che ospitavano alcune centinaia di minatori ed erano dotate di un piccolo orto.

La laveria è la costruzione più bella, composta da più locali posti su diversi piani. Colpisce questo antico “castello” sorretto da archi presidiato in tutti gli spazi da decine di capre che rendono vivo questo suggestivo luogo abbandonato, quasi fossero loro, oggi, gli operai di Malacalzetta, rimasti a custodire la miniera.

DOVE SI TROVA: sud Sardegna, tra Iglesias e Fluminimaggiore, nella valle a ridosso del massiccio del Marganai. Google Maps.

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