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Un misterioso villino nascosto tra i rovi racconta la storia dell’industria chimica sarda

Stretta del Muzzone, lago del Coghinas
Villino sulla Stretta del Muzzone, lago del Coghinas
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Ottant’anni dividono le foto in bianco e nero da quelle a colori pubblicate qui sotto. Ma per capire perché sulla diga del Coghinas si trovi questa costruzione così particolare bisogna prima fare qualche passo indietro.

Nella seconda metà degli anni ’20, con la costruzione dello sbarramento sul lago Coghinas, si venne ad avere un quantitativo di energia elettrica superiore al fabbisogno di una terra così poco industrializzata come era la Sardegna. Pertanto venne l’idea di realizzare concimi chimici di cui aveva gran bisogno l’isola, e magari esportarne l’eccesso nella Penisola.

Il progetto era ambizioso: produrre l’ammoniaca in un apposito stabilimento nel Coghinas, per poi pomparla ad Oschiri dove, in prossimità della stazione ferroviaria, vi sarebbe stato un secondo stabilimento in cui sarebbe avvenuta la produzione vera e propria del concime dopo aver trattato l’ammoniaca. Il cuore di tutto il processo stava proprio in quest’ultimo composto, il cui ottenimento avveniva mediante un innovativo processo brevettato dall’ing. Giacomo Fauser , processo che, data la sua gioventù, necessitava di messa a punto ed ottimizzazione per superare gli inconvenienti tecnici e per fare in modo che la sua resa fosse conveniente su scala industriale

A dirigere lo stabilimento fu chiamato il dott. Guglielmo Fadda, laureato in Chimica all’Università di Cagliari. Egli arrivò al Coghinas, alla fine degli anni 20 avendo un bagaglio di esperienze ancora ridotto, ma nonostante tutto riuscì a risolvere brillantemente una grossa mole di problemi e a tenere abbondantemente testa a due validissimi tecnici come il già citato ing. Fauser e Il dott. Giulio Natta che più tardi diventerà premio Nobel per la chimica. Anzi: proprio quest’ultimo venne spesso al Coghinas per seguire l’evoluzione di quella che era una realtà di primo piano nell’industria chimica italiana, ma che purtroppo scomparve all’alba degli anni ’60.

villino-coghinas2La prima abitazione a cui venne destinato il dott. Guglielmo Fadda fu proprio il villino di cui ci occupiamo.

Sono passati ottant’anni e il villino è ancora in piedi, sebbene ormai quasi irraggiungibile, nascosto dai rovi e praticamente invisibile. Addirittura si pensava non esistesse più, demolito dalla stessa azione del tempo. A quanto è dato sapere la famiglia soggiornava nella costruzione senza avere la possibilità di usare la corrente elettrica per una stufa, nonostante il freddo consistente e la presenza della centrale a pochi passi che garantiva elettricità gratuita e illimitata.

Non si sa a chi si debba ascrivere la costruzione del villino: forse ad Amerigo Boggio Viola, straordinario impresario biellese che costruì la maggior parte dei fabbricati presenti al Coghinas, piegando alla sua volontà gli aspri versanti rocciosi di questa stupenda zona dell’ Oschirese. Comunque è interessante notare la tecnica costruttiva che prevedeva, a partire dall’esterno, una guaina bituminosa pitturata di bianco (sulla quale sono state applicate delle decorazioni lignee) e un assito di tavole verticali che copre la parete muraria interna.

Rispetto alle foto originarie si nota la presenza di un muro di sostegno retrostante e di una balconata in cemento armato che ha sostituito quella originale in legno. L’intera costruzione è ormai scomparsa tra rami e radici che l’avvolgono e la soffocano come dei serpenti, ma allo stesso tempo sembrano proteggerla come un sarcofago di edera e rovi. Il posto è decisamente troppo difficile da raggiungere per essere colpito dal vandalismo. All’interno si scorgono segni di vita quotidiana del passato: bottiglie di medicinali, letti pieghevoli e, ironia della sorte, sacchi di diserbante della Shell, di quello che veniva usato proprio per combattere le piante infestanti.


(ringraziamo per la collaborazione Antonello Orani)

Foto

DOVE SI TROVA: di fronte all’ultima costruzione – la casa del capocentrale – subito dopo la diga, guardando verso il versante roccioso sovrastante.La struttura è molto difficile da raggiungere e in condizioni statiche assai precarie. Google Maps.