Grazie a Lucio Cacciotto per la foto di copertina.

Ex Ospedale Marino, spiaggia del Poetto, Cagliari.

Costruita a partire dal 1937 da un progetto dell’architetto Ubaldo Badas, questa gigantesca struttura sarebbe dovuta diventare una colonia marina estiva per l’infanzia da battezzare, come da must della moda dell’epoca, col nome di Colonia Dux.

Ma intanto si scatena la Seconda Guerra Mondiale, e le risorse per far respirare un po’ di salutare iodio ai bambini degli anni ’40 vengono dirottate verso la produzione di tonnellate di meno nobile piombo.

La costruzione della colonia resta quindi sospesa in un limbo sino alla fine delle ostilità, quando si riconcepì la sua funzione come struttura sanitaria. Nel 1947 nacque così l’Ospedale Marino, a cui pochissimi anni più tardi si aggiunse il limitrofo Pronto Soccorso. Il Marino restò operativo fino al 1982, anno in cui venne trasferito nella vicina sede attuale, riconvertendo il precedente Hotel Golfo degli Angeli. Rimase sospeso in un secondo limbo per altri sei anni, a cui seguì l’abbandono definitivo nel 1988.

Scandalo, vergogna, ecomostro, pugno nell’occhio, anomalia da demolire: ma intanto, questo enorme edificio che, col passare degli anni, è ormai diventato parte integrante del panorama del Poetto insieme alla Sella del Diavolo, sembra dormire sonni tranquilli.

Più che in un terzo limbo, il vecchio “Marino” è racchiuso in una strana dimensione anarcoide: recintato, inaccessibile e perennemente sorvegliato da telecamere e guardie giurate, allo stesso tempo è impossibile non notarlo, col suo aspetto scheletrico e decadente, violentato dai graffiti e dall’azione incessante di vento e salsedine. E mentre localini tutti uguali sorgono come funghi sul litorale, questo gigantesco mostro continua ad esistere, resistere, incombere e schernire le orde di sportivi e cultori della movida che giorno e notte affollano il Poetto.

Nel giro di qualche centinaio di anni, salvo portentosi investimenti immobiliari, si sgretolerà poco a poco mischiando i suoi frammenti di calcestruzzo alla spiaggia, diventando letteralmente parte integrante di essa: solo allora le secolari polemiche si placheranno, sabbia eri e sabbia ritornerai.

Per ulteriori approfondimenti e curiosità, vi rimandiamo all’articolo di un nuovo sito che sta facendo parlare di sé nell’isola: Sardegna Abbandonata.

Dove si trova: a Cagliari (CA), sul lungomare Poetto, a poca distanza dal nuovo (?) Ospedale Marino. Google Maps.

 

A compimento e aggiornamento della scheda ospitiamo una selezione del reportage GEOMETRIE DELL’ABBANDONO di Roberto Melis, disponibile su Flickr, Instagram e Facebook.

Le architetture razionaliste dell’ex sanatorio di Cagliari, un tempo dimora di speranze e cure, riaffiorano dalle nebbie del tempo come spettri di un glorioso passato. In questo reportage, gli spazi vuoti e le geometrie austere del Marino diventano protagonisti di un dialogo silenzioso tra l’opera umana e l’inesorabile scorrere degli elementi, rivelando la bellezza melanconica della decadenza.

Un viaggio visivo tra le pieghe del tempo, dove il silenzio dei luoghi dimenticati riprende voce attraverso l’obiettivo. Questo progetto nasce da una ricerca costante e dal desiderio di documentare ciò che resta, trasformando l’abbandono in una forma di bellezza sospesa.

Foto di Roberto Melis

Foto di Roberto Melis

Foto di Roberto Melis

Foto di Roberto Melis

Foto di Roberto Melis

Foto di Roberto Melis