Un pezzo d’America dimenticato su una montagna: una base militare che oggi sembra un vecchio luna park

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Base militare abbandonata, Monte Limbara
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A vederla oggi sembra un luna park abbandonato. Costruito, chissà perché, su un monte, in uno degli angoli più belli dell’isola. Ma quello sul Monte Limbara non è un luna park abbandonato. Era una base militare, più precisamente una base radio USAF (United States Air Force, ovvero l’areonautica militare statunitense) dismessa da vent’anni.

Come ogni installazione militare che si rispetti anche quella del Monte Limbara ha alimentato miti e leggende. Per alcuni complottisti nella base venivano effettuate chissà quali misteriose operazioni segrete. Secondo altri da lì venivano guidate le testate nucleari. Altri ancora insinuano qualcosa di così complesso che non siamo riusciti a capirlo. Ma in effetti sul Monte Limbara qualcosa di segreto avveniva davvero, anche attenendosi alla funzione “ufficiale” della base. Lo scopo principale della rete Troposcatter infatti era quello di trasmettere messaggi in codice – durante la Guerra fredda – a migliaia di chilometri di distanza.

La base, classificata come 4C, entrò in funzione nel 1966 e per qualche decennio è stata uno dei principali centri di controllo delle comunicazioni radio del Mediterraneo, il 486L MEDCOM. Era in diretta comunicazione col nodo 9L di Coltano (Pisa), 5F di Monte Vergine (Avellino) e 3B di Minorca (Spagna). Con l’avvento delle comunicazioni satellitari la base diventò obsoleta. Le ultime comunicazioni effettuate dalle grandi antenne paraboliche del Monte Limbara erano legate alla prima guerra del Golfo, quindi nei primi anni 90.

Poi, nel 1993, la base è stata definitivamente abbandonata e affidata dagli americani al Ministero della Difesa italiano, quindi all’Areonautica Militare e infine – nel 2008 – alla Regione Sardegna. All’epoca della dismissione la base era ancora funzionante, ma, non servendo più nè agli americani nè agli italiani, è stata abbandonata a se stessa, esposta per vent’anni a vento e neve. Al momento, considerati gli altissimi costi, un recupero sembra impossibile, così come una bonifica dell’area.

monte-limbara2All’interno regna un’aria surreale.

Le stanze sono vuote e si notano i segni dell’abbandono e del degrado, ma allo stesso tempo si ha la sensazione che i militari che ci lavoravano siano appena andati via. Parte dei tetti sono crollati, sulla moquette cresce il muschio. Gli uccelli come al solito hanno fatto il nido nei posti più impensabili e una perdita d’acqua ha allagato diverse stanze.

Addentrandosi nei vari edifici si ha davvero l’impressione di essere trasportati oltre Oceano. Saranno le prese di tipo americano, le numerose scritte in inglese o gli arredamenti dal gusto decisamente eccentrico, ma sembra proprio di camminare in un pezzetto d’America misteriosamente dimenticato sulla cima di una montagna sarda.

Un camminamento coperto – essenziale in condizioni di neve o forte vento – collega i vari edifici: i dormitori, gli uffici, l’aria ricreativa (con cucina, cinema, bar e ufficio postale), l’officina, i magazzini, la centrale elettrica, l’imponente impianto di riscaldamento e ovviamente le grandi antenne verde militare. Recentemente si è parlato anche di un pericolo di inquinamento – vista la presenza di piombo, lana di ferro, rame, nafta e altre sostanze non identificate – ma il Ministero non ha manifestato grande preoccupazione. Aiuta molto il fatto che, trovandosi in un posto abbastanza isolato, la base è stata facilmente dimenticata. E l’impressione è che resterà così ancora a lungo.

In una stanza dell’area da cui venivano gestite le comunicazioni un grosso interruttore reca la scritta MAIN SWITCH. Due possibili opzioni: uno (ON) oppure zero (OFF). La tentazione è forte. Nel silenzio surreale della base – interrotto solo da qualche lamiera mossa dal vento – giriamo l’interruttore su OFF. Attendiamo qualche secondo, poi lo rimettiamo su ON. Ancora silenzio. Non succede niente. La guerra è davvero finita.

Dove si trova: sul Monte Limbara, nel tratto Tempio-Oschiri. L’accesso è solo teoricamente vietato, comunque altamente sconsigliato date le precarie condizioni degli stabili, le infiltrazioni d’acqua, il rischio di inquinamento e la possibilità che da un momento all’altro – anche a causa del vento – le grandi antenne possano crollare. Google Maps