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Santa Lucia: la bonifica abbandonata

Siamo nel cuore del Meilogu o Mejlogu che dir si voglia, non lontano dalla “Siena sarda” più banalmente conosciuta come Bonorva, in Provincia di Sassari. Più precisamente siamo sul teatro di un’ingiustizia storica ai danni di una Santa: Lucia. Quella che prima era la sua valle, oggi viene “modernamente” definita come Valle dei Nuraghi.

E dire che la Santa Donna è stata così benevola con questa terra, tanto da donarle un’acqua rinomata e dalle innumerevoli proprietà. Ma forse donò troppo, di tutto. Per non parlare della malaria. E come in tutta Italia si pensò di bonificare.

La storia della sede della Bonifica della Valle di Santa Lucia inizia, almeno legalmente, il 24 aprile 1937 o, come si diceva allora, nell’anno XV dell’era fascista. In tal data in Cagliari il Provveditorato delle Opere Pubbliche per la Sardegna stanziava ad appalto l’ingente somma di Lire 80000 per le bonifiche della valle.

Cosa resta oggi, oltre a una valle indubbiamente bonificata? Un bell’edificio, austero e misterioso, con la sua targa sbiadita dal tempo. Alle sue spalle delle modeste rimesse e il nuovo Istituto Professionale per l’Agricoltura di Bonorva, moderno e tecnologico. Mentre il il Nostro rimane a bordo strada, incuriosendo i passanti sulla sua passata gloria. Alla salute!

Dove si trova: a Bonorva, in località Sas Palazzinas. Google Maps

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