Un gigante di ferro e cemento addormentato, nascosto tra i monti e i boschi.

Il complesso minerario di Arenas è uno dei più belli e sorprendenti che si possano trovare nel sud dell’isola. Sorprendente perché isolato, in un paesaggio montano abbastanza lontano da tutto.

La parte che si fa notare di più è senza dubbio la monumentale laveria di Genna Carru, un complesso di edifici con le officine, la laveria vera e propria, il reparto flottazione, vari macchinari e ingranaggi, ferro e cemento tra fitti boschi e alte montagne.

Il paesaggio intorno è fortemente compromesso dai decenni di lavori minerari. Sembrano che siano state asportate intere fette di montagna, il fittissimo bosco della valle dell’Oridda improvvisamente si interrompe per lasciare spazio a un paesaggio desertico, fra bacini di decantazione abbandonati, voragini, campi di pietra e terra.

L’area mineraria di Arenas vista dall’alto. Enormi porzioni di bosco e montagna sono sparite.

I lavori sono iniziati qua nel 1877 per iniziativa dell’inglese George Henfrey, poi nel 1891 passò tutto alla Pertusola. Successivamente la grande laveria (costruita nei primi anni ’40, prima si lavorava più che altro a cielo aperto) fu collegata al pozzo Lheraud e la miniera collegata con una linea ferrata a quella vicina di Malacalzetta.

Probabilmente in questo periodo nasce anche il villaggio di Arenas, oggi abbandonato. La Laveria, con i consueti alti e bassi tipici di quasi tutte le miniere sarde, è andata avanti fino ai primi anni ’80, poi è stata chiusa e abbandonata. E oggi è là, gigante addormentato, quasi nascosto tra le montagne di una delle zone più belle e meno conosciute dell’isola.

Area mineraria di Arenas. Laveria Genna Carru vista dall’alto. Immagini scattate da noi arrampicandoci su un albero molto alto.

Dove si trova: tra la valle di Oridda e la foresta di Gutturu Pala, nel territorio di Fluminimaggiore. Si può raggiungere anche da Domusnovas, noi ci siamo arrivati a piedi da tutt’altra parte. Nei pressi della laveria e del pozzo c’è anche il villaggio minerario. Pericolante eccetera, solite cose (in realtà nemmeno poi tanto, almeno per i nostri standard). Google Maps.

 

Qui iniziano i nostri tentativi di fotografare la Laveria intera (stava per fare buio, dovevamo camminare ancora un paio d’ore, ci siamo affidati ai telefonetti):

Sempre tentativi di rendere la Laveria, peraltro controluce e con l’obiettivo della fotocamera del cellulare sporco, però dai, si intuisce quanto è maestosa:

Ferro ferro ferro, in realtà, anche se può sembrare tutto ultra degradato, alcuni degli ingranaggi che abbiamo visto sembravano che fossero in funziona fino a mezz’ora prima.

Sì, ci piace molto il ferro arrugginito, si sarà capito:

Veduta da SOPRA la Laveria, a parte che è l’unica foto venuta un pochino bene, è interessante perché si capisce il contesto in cui si trova questo gigante minerario:

Tipo questo, per motivi misteriosi, sembrava praticamente nuovo, e invece è abbandonato da almeno quarant’anni e ci piove dentro…

Qui ricominciano i tentativi di rendere l’idea della Laveria nella sua interezza (poi arriva il pozzo, un attimo di pazienza):

E vabbè, questo invece è il famoso Pozzo Lheraud e la sala argano, da qui si scendeva sottoterra nelle gallerie:

Questa invece è interessante perché si vede quanto è stato compromesso il paesaggio e quale impatto hanno avuto quasi un secolo di lavori su questi monti e boschi:


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