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Nelle colline della Marmilla, fra le strette viuzze e le austere abitazioni del centro di Villanovafranca, appare un po’ nascosta dall’alto muro di cinta la nobiliare Casa Santa Cruz.

Estesa per un quarto di ettaro, copre un intero isolato del paese con tre grandi cortili. È sufficiente osservare la villa dall’alto per notare la sproporzione con le altre dimore, riflesso del divario economico tra i notabili e il resto del paese.

Costruita verso il 1916 (data riportata in chiave di volta sul portale) e abbandonata a metà degli anni ’60, la casa oggi è di proprietà del Comune, al quale è stata donata nel 2013 dall’ultimo proprietario Evangelino Cau dedicandola “alla memoria di Donna Amalia Paderi Santa Cruz”.

Oggi appare suggestiva e spettrale, con i suoi grandi ambienti vuoti divisi da corridoi e porte. Ma c’è un dettaglio che, insieme alle dimensioni, fa intuire a quale agio e ricchezza fosse legata la storia di questa residenza. Sono le decorazioni, ancora oggi perfettamente conservate fra l’intonaco scrostato: possiamo vederle come nelle vecchie foto delle stanze, all’epoca arredate con divani, tende, drappi, lampadari in cristallo, specchi e pianoforte.

La villa com’era un tempo. Foto tratte da “Villanovafranca, storia cultura e tradizioni”, Edizioni Nuove Grafiche Puddu

Se da fuori questa può apparire come la tipica casa rurale, sebbene grande e sviluppata su due piani, all’interno ricorda più un signorile appartamento di città. Non solo le decorazioni presenti quasi ovunque, perfino sotto la bellissima scala con passamano in legno e grata in ferro decorata: ma anche i pavimenti, o il bagno con la vasca, in aggiunta a quello esterno come si usava un tempo.

I suoi padroni erano Don Terenzio Santa Cruz Gessa (1880-1967) e Donna Amalia Santa Cruz Paderi. Il cognome Santa Cruz appare in Sardegna dalla fine del 1400 ed è chiaramente di origine spagnola, stante per “Santa Croce”. È tuttora presente in altri comuni del Campidano.

Sul cortile si affaccia la facciata principale della villa. Il piano terra era la zona giorno, con salotti e stanze di rappresentanza, lo studio privato del capofamiglia, che pare ospitasse una cassaforte ora scomparsa. Il piano superiore era la zona notte, con le camere matrimoniali e altri alloggi.

Oltre al loggiato, intorno al nucleo principale osserviamo i resti degli ambienti utili alle attività quotidiane, come: rimessa per macchina e calesse, carbonaia, forno da pane, magazzini per provviste e macchinari, cantina del vino e un frantoio nel giardino posteriore.

Quelli erano tempi difficili, tempi violenti, fra la gente e nello Stato. Non sappiamo con precisione quali fossero i rapporti tra la famiglia Santa Cruz e il resto del paese. Ci limitiamo a riportare un piccolo episodio, non sappiamo quanto significativo, avvenuto durante il ventennio, quando Don Terenzio era il Podestà di Villanovafranca:

15 novembre 1937 – Villanovafranca – Telegramma: fucilate contro il podestà. Tredici corrente ore venti a due chilometri abitato Villanovafranca (Cagliari) scopo vendetta vennero esplosi quattro fucilate contro Santacruz Terenzio anni cinquanta podestà predetto comune et figlio Paolo anni 19 facoltosi proprietari che trovavansi bordo loro automobile riportando leggere ferite rispettivamente guaribili giorni dieci et sette punto Proceduto arresto Marras Emanuele anni 27 pastore residente Villanovafranca sul quale pesano gravi indizi punto Indagini continuano punto Escludesi movente politico. Pel Tenente Maresciallo SINI U.P.G. Da Le élites politiche in Sardegna nel ventennio fascista, Giangiacomo Orrù, CUEC

Oggi, ufficialmente abbandonata, la casa Santa Cruz è una delle poche notevoli ville abbandonate in Sardegna, che non abbondano nell’isola, a differenza di quanto accade in altre regioni italiane, e ci parla di un passato non così lontano e della piccola nobiltà sarda. Ma soprattutto questa villa ci parla di noi: giovani ereditieri desiderosi d’abbandonare le angusta mura familiari, e vecchi nostalgici che prima di spegnersi vogliono saldare il proprio debito con la comunità d’origine.

Ma parla anche di sbandati dall’etica personale, che ne usavano i cortili per la coltivazione della marijuana, e di amministrazioni in difficoltà: povere di mezzi e risorse che devono accontentarsi, almeno per il momento, di restaurare il muro di cinta di questo gioiello, mettendola “in sicurezza”.

E così resta questa casa, quella villa: cinta da mura di dignitoso decoro, al sicuro dal mondo esterno, ma ormai vuota di ogni umanità, affetto e prospettiva. Nelle grandi stanze e nei lunghi corridoi di Casa Terenzio Santa Cruz nessuno sentirà più l’eco delle note del pianoforte.

Dove si trova: fra le vie Galilei, Vittorio Emanuele II e Satta, e le piazze Eleonora d’Arborea e Italia a Villanovafranca (SU). Inutile dirlo, ma lo diciamo, la villa è chiusa e l’accesso è vietato. Google Maps.

(ringraziamo per la collaborazione e le fonti Simone Sanna)

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